Medici precari: ai fini della stabilizzazione vale anche la borsa di studio

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Specializzazioni mediche: il tempo in cui si è lavorato grazie a una borsa di studio deve essere calcolato ai fini della stabilizzazione. Al via i ricorsi.

Anche il tempo in cui si è lavorato grazie a una borsa di studio va calcolato ai fini della stabilizzazione dei medici.

I medici che ambiscono alla stabilizzazione, quindi, potranno far valere anche i periodi di lavoro connotati dall’erogazione di una borsa di studio al fine di partecipare alle procedure di stabilizzazione.

La più recente giurisprudenza, infatti, ha sancito che il periodo di lavoro svolto nell’ambito di un regolare contratto di collaborazione coordinata e continuativa può essere sommato al periodo di lavoro connotato dall’erogazione di una borsa di studio ai fini della stabilizzazione.

Ecco i dettagli.

Medici precari: quando arriva la stabilizzazione?

Negli ultimi anni si è assistito sempre più all’utilizzo, da parte delle aziende sanitarie, del lavoro a tempo determinato, con un aumento esponenziale dei medici precari.

Sul punto, però, forse non tutti sanno che il contratto di lavoro a tempo determinato nasce dalla volontà del legislatore di sopperire ad esigenze produttive ed organizzative temporanee e costituisce un’eccezione alla regola che è quella – per l’appunto – dell’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per questo motivo, la stipula di contratti a termine deve essere soggetta a dei limiti, superati i quali si determina un abuso che, in quanto tale, deve essere sanzionato. Più precisamente, non si può ricorrere al rinnovo dei contratti a tempo determinato per oltre 36 mesi (anche non continuativi). Al contrario si creerebbe per il dipendente una illegittima situazione di precariato vietata non solo dalla legge italiana, ma anche da quella dell’Unione Europea.

Stabilizzazione medici precari: vale la borsa di studio

Ciò detto è importante sapere che ai fini del raggiungimento della soglia dei 3 anni si possono far valere, in aggiunta ai periodi di lavoro svolti con regolare contratto di co.co.co., anche le prestazioni svolte nell’ambito di progetti sostenuti da una borsa di studio.

A stabilirlo è stato il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, il quale ha sancito che, sempre nel presupposto che l’attività risulti assimilabile a un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche il tempo in cui si è lavorato grazie ad una borsa di studio va calcolato ai fini della stabilizzazione dei medici.

Per i giudici, pertanto, è stato indispensabile, ai fini del decidere, procedere attraverso un’indagine degli indici di assimilabilità della borsa di studio al rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a prescindere dal nomen juris.

Medici precari: borsa di studio e contratto co.co.co.

Ebbene, alla luce della dettagliata analisi condotta, è risultato innegabile che il rapporto svolto grazie alla borsa di studio fosse assimilabile ad una vera e propria collaborazione coordinata e continuativa in ragione:

  1. della predeterminazione delle giornate e del tempo lavoro minimo da effettuare e degli emolumenti mensili conseguiti a scadenze fisse;
  2. dell’esclusività della prestazione stante il divieto di percepire assegni o sovvenzioni proventi da altre attività professionali o rapporti di lavoro;
  3. dell’obbligo di seguire programmi e direttive fornite dal da un responsabile di area, salva una certa autonomia nell’organizzazione della propria attività;
  4. del controllo meccanizzato delle presenze in ingresso ed in uscita;
  5. dell’obbligo di trasmettere una relazione trimestrale sullo stato di avanzamento dell’attività;
  6. della pacifica assenza di vincolo di subordinazione.

In conclusione, sempre nel presupposto che l’attività risulti assimilabile a un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, anche il tempo in cui si è lavorato grazie a una borsa di studio va calcolato ai fini della stabilizzazione dei medici.

 

 

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