COVID E RIMBORSI PER PALESTRE, PISCINE, TEATRI E CINEMA: COME FUNZIONANO?

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Coronavirus e voucher: con l’ultimo Dpcm è stata imposta la chiusura delle palestre, delle piscine, dei cinema e dei teatri. Quale la sorte degli abbonamenti a medio/lungo termine? Si può ottenere il rimborso? Ci sarà l’emissione dei Voucher come nel lockdown di marzo?

Per effetto del Dpcm del 25 ottobre, palestre, piscine, teatri e cinema si sono visti costretti a dover abbassare le loro saracinesche. Almeno fino al 24 novembre. L’emergenza dovuta al propagarsi del Covid-19 ha indotto il Governo ad adottare misure stringenti, tra le quali, appunto, la chiusura delle suddette attività. Non è ancora un lockdown, come quello, terribile, vissuto a marzo; tuttavia, per molte categorie di esercenti e utenti è come se lo fosse.

Chiuse queste attività, ciò che invece resta aperto è il dibattito intorno al tema dei rimborsi. Per tutti coloro che hanno sottoscritto un abbonamento in palestra, o per corsi di nuoto, o, ancora, per cinema o teatri, si ripropone lo stesso rompicapo del marzo scorso: si può ottenere il rimborso?

Usando un eufemismo, una nota lieta nell’ultimo Dpcm per fortuna c’è: esso è infatti intervenuto quasi a fine mese, evitando a quanti abbiano sottoscritto un abbonamento soltanto mensile di doversi impelagare in antipatiche missive indirizzate ai gestori di palestre et similia. Ciò che il Dpcm non risolve, invece, è, appunto, il tema del rimborso.

Infatti, mentre nei decreti “Cura Italia” e “Rilancio”, convertiti con la legge 77/2020, era previsto espressamente che l’utente aveva 30 giorni di tempo per chiedere il rimborso e 30 ulteriori giorni (decorrenti dall’entrata in vigore della legge e, quindi, allo stato attuale abbondantemente scaduti), nulla prevede in proposito l’ultimo della serie di decreti provenienti da Palazzo Chigi. Dunque, è possibile ottenere il rimborso, o un buono equivalente, come un voucher?

Covid e Palestre, cinema e teatri: è possibile ottenere il rimborso?

In mancanza di una legislazione emergenziale sui rimborsi o sui buoni, la norma di riferimento è quella dettata dal Codice Civile, più precisamente l’art. 1463. Si tratta dell’impossibilità oggettiva di dare seguito all’esecuzione del contratto, in base alla quale il cliente deve essere rimborsato. Quindi, secondo il Codice Civile, il cliente ha pieno diritto al rimborso. Tutto così facile? Neanche per sogno!

Infatti, può accadere – e si suppone che sia questa la strada che tutti i titolari di palestre, piscine, teatri e cinema decideranno di percorrere in assenza di una normativa speciale a riguardo – che, di fronte alla richiesta di indennizzo, il titolare dell’attività faccia spallucce e si rifiuti di rimborsare il cliente. E allora non resta altra strada che il contenzioso giudiziario: il più delle volte da instaurare davanti al Giudice di Pace e, soltanto qualora la vertenza superi il valore di 5.000 euro, sarà competente il Tribunale ordinario.

Tuttavia, gli esiti di tali giudizi non sono affatto scontati; e ciò per due ordini di motivi: sia perché mancano precedenti giudiziari analoghi che tengano conto della pandemia, sia perché non si è mai assistito a tale incalzante susseguirsi di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (i celeberrimi, ahinoi, Dpcm).

Molti confidano nell’introduzione, a breve giro, di un nuovo “Decreto voucher”, che, se verrà formalizzato, imporrà, in un certo senso, ai consumatori di accettare il buono. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi. Per di più, come può una persona essere costretta ad accettare il buono quando non ha più interesse ad andare in palestra (perché magari non ha più tempo a disposizione) o perché vi è impossibilitato (perché nel frattempo trasferitosi altrove, o perché in attesa di un figlio, o perché semplicemente infortunato)?

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