Medicina: come essere ammessi senza sostenere il test di ingresso

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Università di Palermo: ti puoi  iscrivere a Medicina, attraverso il cosiddetto “passaggio diretto” se hai frequentato corsi di laurea “affini”. Vediamo quali sono i requisiti e a quali condizioni ci si può iscrivere a Medicina senza dover sostenere il test di ingresso. 

Recentemente l’università degli studi di Palermo ha reso nota la disponibilità di posti vacanti per alcuni dei corsi di laurea offerti dall’ateneo. Con la pubblicazione di apposito bando, infatti, la stessa università di Palermo ha comunicato la possibilità di procedere a trasferimenti e passaggi ad anni successivi al primo, per coloro che intendono iscriversi ai corsi di laurea in Professioni sanitarie (Fisioterapia, 3 posti disponibili al III° anno; Tecniche di Laboratorio Biomedico: 3 posti al III° anno; Nursing: 24 posti liberi al II° anno; Infermieristica: 5 posti al III° anno), in Scienze della Formazione primaria (5 posti al III° anno, 2 al IV° e 18 al V° anno) e in Scienze e tecniche psicologiche (precisamente, 9 posti liberi al II° anno e 13 al III°).

Come già si è avuto modo di chiarire su questa stessa piattaforma (leggi: Iscrizioni a medicina senza test di ingresso) tutti gli studenti che non hanno partecipato al bando perché iscritti ad un corso di laurea affine, possono presentare apposita istanza per assicurarsi uno dei posti rimasti vacanti. Ciò perché, come ha più volte ribadito la giurisprudenza del Tar Lazio e del Consiglio di Stato, tali posti rimasti inutilizzati devono poter essere redistribuiti.

La facoltà di medicina, si sa, è la più ambita dagli studenti neodiplomati. Spesso, però, il sogno di quanti desiderano diventare medici trova ostacolo nel non aver ottenuto un punteggio soddisfacente al test di ammissione. Un test, a dire il vero, poco idoneo a valutare le specifiche inclinazioni dei ragazzi appena usciti dal liceo. Ed è quanto, in parte, ha stabilito la giustizia amministrativa.

Il test d’ingresso alla Facoltà Medicina e Chirurgia è tra i più difficili da superare ed è quello caratterizzato dal numero più alto di partecipanti. Questa barriera, molto spesso, smorza l’entusiasmo dei ragazzi e, in un certo senso, gli dà un senso di rassegnazione. Per quelle migliaia di studenti che, ogni anno, si trovano tagliati fuori a causa del numero chiuso, la speranza è quella di essere più fortunati l’anno successivo. Molti di loro, infatti, se non rinunciano definitivamente alla realizzazione del proprio sogno, optano per il cosiddetto “piano B”: quello, cioè, di iscriversi a corsi di laurea che sono affini a quello in Medicina e Chirurgia, con l’obiettivo, fissato per l’anno seguente, di superare lo spauracchio del test d’ingresso e, finalmente, poter immatricolarsi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia.

È proprio a quanti si trovano a dover cercare ripiego su corsi di laurea affini (quali, ad esempio, farmacia, biotecnologie, biologia, chimica e tecnologie farmaceutiche, ecc.) che si rivolge questo articolo. Infatti, non sempre è necessario svolgere nuovamente il test d’ingresso (e superarlo) per poter accedere alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Ma procediamo con ordine.

Con una certa dose di ovvietà, si può tranquillamente affermare che il test d’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia ha come obiettivo quello di accertare la predisposizione dei candidati a quel determinato campo del sapere. La loro attitudine, cioè, allo studio delle materie previste da quel corso di laurea e, più in generale, l’attitudine alla professione medica. È chiaro, perciò, che questo accertamento non si rende più necessario per quanti hanno già seguito corsi di laurea affini a quello in Medicina, sostenendone i relativi esami e acquisendo, quindi, i famosi crediti formativi (CFU).

Affinché si possa entrare a Medicina senza sostenere il test d’ingresso sono tuttavia necessari alcuni requisiti. Infatti, possono effettuare il cosiddetto “passaggio diretto” (che non prevede appunto il sostenimento del test di ammissione) alla facoltà di medicina i laureandi, i laureati e gli iscritti (almeno al terzo anno) in un corso di laurea affine a quello in Medicina e Chirurgia. E, dunque, CTF, Farmacia, Chimica, IMAT, Biologia, Medicina Veterinaria, ecc. Ulteriore requisito richiesto è che i candidati abbiano maturato almeno 25 CFU in materie del corso di laurea affine che siano convalidabili anche nel corso di laurea in Medicina.

Infatti, secondo la più recente giurisprudenza in materia (Tar Lazio, n. 2468/2016; Tar Lombardia, n. 1441/2016; Consiglio di Stato, n. 2746/2015), la limitazione derivante dal superamento del test d’ingresso è legittima solo con riferimento all’accesso al primo anno di studi, mentre, per gli anni successivi al primo, l’unico criterio che regola l’iscrizione è quello del riconoscimento dei crediti formativi già maturati, anche se in altre facoltà, e purché convalidabili. Da ultimo, il Tar del Lazio, con l’ordinanza del 22 febbraio 2018, n. 1015, ha accolto il ricorso di una studentessa al terzo anno di CTF che aveva chiesto il passaggio a Medicina. In sostanza, il principio fatto proprio dalla giustizia amministrativa ritiene il risultato al test di ammissione di minor valore rispetto ai risultati già ottenuti, dagli studenti di corsi di laurea in materie a indirizzo sanitario, negli esami presenti anche nel corso di laurea in medicina.

Secondo una ormai consolidata giurisprudenza, infatti, la prova di ammissione è obbligatoria per coloro che intendono immatricolarsi al primo anno di medicina, in quanto tesa a verificare l’attitudine degli aspiranti medici al ciclo di studi che si apprestano a intraprendere. Ne consegue che, al contrario, chi ha già sostenuto esami in facoltà a indirizzo sanitario ha già potuto dimostrare la propria attitudine allo studio della materia, in ragione proprio del superamento di siffatti esami. Ed è cosi che il Tar del Lazio ha riconosciuto la possibilità ai laureati in Odontoiatria di accedere al corso di Laurea in Medicina e viceversa, il tutto, si badi, senza dover necessariamente (ri)sostenere il test d’ingresso. Dunque, se l’utilità del test di ammissione è quella di valutare l’attitudine dell’aspirante medico, a maggior ragione chi ha affrontato o sta affrontando studi simili ha già dimostrato di possedere quei requisiti, sia attraverso il sostenimento e il superamento degli esami previsti dal corso di laurea, sia attraverso il conseguimento della laurea.

Il ragionamento effettuato dai Tribunali Amministrativi Regionali e del Consiglio di Stato si può ritenere senza dubbio corretto, anche e soprattutto in ragione della circostanza che, proprio a causa del numero chiuso, restano vacanti un numero piuttosto elevato di posti nelle facoltà di Medicina. Tale situazione è resa ancora più grave stante la persistente carenza di personale medico. Carenza che, in epoca di pandemia come quella attuale, può dirsi gravissima.

Per ottenere il trasferimento diretto al corso di laurea in Medicina, senza dover sostenere nuovamente il test d’ingresso, si consigliano i seguenti passaggi:

  • Innanzitutto è necessario verificare quali Atenei prevedano un contingente di posti liberi per trasferimenti e/o immatricolazioni ad anni successivi al primo. Tenendo in considerazione che i bandi di accesso prevedono che i posti riservati a studenti stranieri e non esauriti possano essere utilizzati per i trasferimenti.
  • Mettersi in contatto con la Segreteria Studenti della Facoltà di medicina nella quale ci si vuole iscrivere (a patto che vi siano posti disponibili), allegando il proprio attuale piano di studi e chiedendo una valutazione della propria carriera ai fini dell’immatricolazione per anni successivi al primo.
  • Dunque, procedere alla presentazione di apposita istanza di immatricolazione o trasferimento diretto.
  • Qualora l’università rigetti l’istanza o, peggio, non risponda, si potrà procedere all’impugnazione della decisione innanzi al Tar.

 

 

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