Medici specializzandi: il foro competente è Roma

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La Corte di Cassazione ha indicato il foro territorialmente competente per il risarcimento del danno da tardiva attuazione delle direttive comunitarie nelle controversie da parte dei medici specializzandi che, nello svolgimento dei corsi di formazione, non hanno percepito l’adeguata remunerazione a causa dell’inadempimento dell’Italia.

Con ordinanza n. 24353 del 29/11/2016, la VI sezione civile della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito il seguente principio di diritto: “In tema di domanda di un medico specializzato, volta ad ottenere l’adempimento da parte dello Stato italiano dell’obbligo del risarcimento del danno derivato dall’inadempimento da parte del detto Stato delle direttive CEE 75/363 e 82/76, l’obbligazione in relazione alla quale dev’essere determinato il foro erariale ai sensi dell’art. 25 c.p.c. ed agli effetti dei fori concorrenti di cui all’art. 20 c.p.c., tanto quanto all’individuazione del luogo di insorgenza dell’obbligazione quanto all’individuazione del forum destinatae solutionis, non è quella risarcitoria, bensì quella rimasta inadempiuta e che dà luogo a quella risarcitoria. Ne consegue che l’uno e l’altro foro si situano in Roma, dove sorse l’obbligazione statuale in quanto da adempiere con l’attività legislativa attuativa e dove essa doveva essere adempiuta sempre con quella attività.”.

In tal senso, il foro erariale ai sensi dell’art. 25 c.p.c., ed agli effetti dei fori concorrenti di cui all’art. 20 c.p.c., deve essere determinato, in relazione sia all’individuazione del luogo di insorgenza dell’obbligazione, sia all’individuazione del forum destinatae solutionis, non con riferimento all’obbligazione risarcitoria, bensì con riguardo a quella rimasta inadempiuta che dà luogo a quella risarcitoria.

In entrambi i casi, il foro competente si situa a Roma, dove è sorta sia l’obbligazione statuale da adempiere con l’attività legislativa attuativa, sia quale luogo ove deve essere adempiuta quell’attività.

La Corte di legittimità ha ritenuto che il forum destinatae solutionis non può essere considerato il foro del ricorrente quale creditore di pagamenti della P.A. da effettuarsi presso l’amministrazione debitrice, che si identificherebbe nel luogo in cui ha sede l’Ufficio di Tesoreria tenuto ad effettuare il pagamento ai sensi degli artt. 54 ss. R.D. 18/11/1923 n. 2440. Tale determinazione suppone che l’azione risarcitoria sia fondata su una responsabilità extracontrattuale da fatto illecito, ormai superata dalla giurisprudenza.

La Suprema Corte considera, infatti, il dato inerente alla qualificazione dell’azione esercitata ed al suo oggetto, quale qualificazione dell’azione dei medici specializzandi, per il risarcimento del danno da tardiva attuazione delle direttive comunitarie, in termini di responsabilità contrattuale, nel senso di responsabilità discendente dalla violazione dell’obbligo statuale di adempiere il diritto comunitario manifestatosi nelle direttive non self-exectung ma sufficientemente specifiche da individuare le modalità di adempimento in modo obbligato.

Tale qualificazione è stata data all’azione dalla prevalente giurisprudenza (Cass. Sez. Un. n. 9147 del 2009; Cass. Sez. III nn. 10813, 10814, 10815 e 10816 del 2011).

La determinazione del forum destinatae solutionis, sulla base della qualificazione contrattuale della responsabilità, comporta il foro competente debba individuarsi in quello del debitore ai sensi dell’art. 1182 co. 4 c.c., giacché l’obbligazione statuale inadempiuta ha ad oggetto l’adempimento delle direttive comunitarie mediante l’esercizio del potere legislativo (non una somma di danaro).

La Suprema Corte afferma infatti che “Tale adempimento non poteva che avvenire in Roma, sede del Parlamento, e a nulla rileva che l’obbligazione risarcitoria che ripara l’ormai definitivo inadempimento delle direttive abbia natura pecuniaria, perché, quando l’art. 1182 disciplina il luogo dell’adempimento, intende sempre riferirsi al luogo dell’adempimento dell’obbligazione che lega le parti e che, quindi, doveva essere adempiuta e non a quella nascente dal modo in cui viene posto rimedio all’inadempimento.” In tal senso è stato affermato il principio di diritto secondo cui “in tema di competenza ratione loci a conoscere della domanda di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, per giudice del luogo dove è sorta o dev’essere adempiuta l’obbligazione deve intendersi non quello del luogo in cui, verificandosi il danno, è sorto il relativo diritto al risarcimento, ma quello del luogo in cui doveva essere eseguita l’obbligazione rimasta inadempiuta”.

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