ERRORE MEDICO: Responsabilità della struttura sanitaria

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Anche il Tribunale Civile di Palermo con la Sentenza n. 1161/2018 del 10.3.2018 ha confermato la giurisprudenza in merito alla corresponsabilità delle strutture sanitarie. 

il Tribunale Civile di Palermo, con la Sentenza n. 1161/2018, ha esaminato due profili fondamentale

Sotto il primo profilo, anzitutto, ha confermato la responsabilità della struttura sanitaria precisando come la stessa abbia carattere contrattuale potendo discendere sia – ex art. 1218 cod. civ. – dall’inadempimento del contratto concluso con il paziente, sia – ex art. 1228 cod. civ. – dall’inadempimento della prestazione svolta direttamente dal medico quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale.

Del resto, mette conto evidenziare come i predetti principi risultano essere stati da ultimi recepiti dalla Legge 2017 n. 24 (entrata in vigore in data 1.4.2017) il cui art. 7, comma I, dispone testualmente che “la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblico o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, che se scelti dal paziente e ancorchè non dipendenti dalla struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 codice civile, delle loro condotte dolose o colpose”.

Giova ancora rilevare come in tema di responsabilità contrattuale, prima della Sentenza n. 13533/2001 della Corte di Cassazione SS.UU., era diffusa l’idea che la ripartizione dell’onere probatorio in caso di responsabilità medica dovesse fondarsi principalmente sulla difficoltà della prestazione in forza di una interpretazione che tendeva a sopravvalutare gli effetti dell’art. 2236 cod. civ. sulla finale allocazione della c.d. alea terapeutica.

Questa regola interpretativa, in punto di prova dell’inadempimento, è stata tuttavia superata con la citata pronuncia del 2001, graniticamente seguita dalla giurisprudenza successiva.

È ormai pacifico che il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (così Cassazione fra le più recenti n. 24073/2017 e n. 4764/2016).

Sotto il secondo profilo, il Tribunale ha confermato il perimetro all’interno del quale il Giudice deve muoversi per motivare compiutamente la decisione assunta. Al riguardo, la sentenza resa dal Tribunale palermitano ha volto lo sguardo alla necessità della motivazione della decisione assunta precisando che quando il giudice del merito aderisce alle conclusioni del consulente tecnico che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, dei rilievi formulati dalle parti e/o dai loro consulenti, esaurisce l’obbligo della motivazione con l’indicazione delle fonti del suo convincimento. Per cui non è necessario che egli si soffermi anche sulle contrarie allegazioni di parte che, seppur non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili con le conclusioni tratte.

 

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