PRECARI DELLA SCUOLA: VIA AI MAXIRISARCIMENTI

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Il personale scolastico che ha subito l’illegittima precarizzazione della propria condizione lavorativa ha diritto al risarcimento del danno ed alla ricostruzione integrale della propria carriera

La vita da precario non è semplice, poiché non può essere affrontata con progettualità, non si possono fare programmi per il futuro, si vive perennemente in uno stato di incertezza accompagnata dalla paura che un domani il proprio contratto di lavoro non verrà rinnovato e con il terrore, dunque, che prima o poi non si riuscirà ad arrivare a fine mese. Ci riferiamo alla vera e propria “piaga sociale” del ricorso abusivo dei contratti a termine nella Pa, che condanna migliaia di lavoratori della scuola ad una vita di eterno precariato.

Sul punto, forse non tutti sanno che il contratto di lavoro a tempo determinato nasce dalla volontà del legislatore di sopperire ad esigenze produttive ed organizzative temporanee e costituisce un’eccezione alla regola (che è quella – per l’appunto – dell’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato). Per questo motivo, la stipula di contratti a termine deve essere soggetta a dei limiti, superati i quali si determina un abuso che, in quanto tale, deve essere sanzionato. Più precisamente, la Pubblica Amministrazione non può ricorrere al rinnovo dei contratti a tempo determinato per oltre 36 mesi (anche non continuativi). Al contrario si creerebbe per il dipendente una illegittima situazione di precariato vietata non solo dalla legge italiana, ma soprattutto da quella dell’Unione Europea.

Precari della scuola: risarcimento del danno e ricostruzione integrale della carriera

Gli insegnanti e gli Ata che hanno subito per mesi o addirittura per anni l’illegittima precarizzazione della propria condizione lavorativa dovrebbero senz’altro ricorrere al giudice del lavoro per ottenere il risarcimento del danno subito e la ricostruzione integrale della propria carriera. La domanda di risarcimento e ricostruzione carriera va presentata con apposito ricorso. Nel ricorso è necessario dimostrare l’abuso subito; dovranno, quindi, essere depositati tutti i contratti a termine conclusi nel corso del tempo e tutte le prove attestanti l’illegittima precarizzazione sofferta.

Oltre a questa documentazione, è molto importante depositare dei conteggi, vale a dire una sorta di perizia di parte sulle somme percepite dal lavoratore precario nel corso del tempo. Ciò è indispensabile al fine di ottenere anche la ricostruzione integrale della propria carriera, vale a dire la restituzione di tutte le differenze retributive e gli altri emolumenti maturati nel tempo, ma non riconosciuti.

In proposito, si segnala una recentissima sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore (la n. 449/2018) ottenuta dallo Studio Legale Samperisi & Zarrelli in favore di un lavoratore precario della scuola (Ata) contro il Miur.  Ebbene, con la sentenza in commento, il giudice (Dott. Mancuso), dopo ben 17 pagine di serrate e  prestigiose riflessioni giuridiche e normative di matrice nazionale ed europea, ha accolto le domande del lavoratore. Ciò posto, il Miur è stato condannato a risarcire il ricorrente del danno subito computato in 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto ed a corrispondere, in favore del lavoratore precario, tutte le differenze retributive maturate in ragione dell’anzianità di servizio, oltre interessi, per un ammontare complessivo di circa 70mila euro.

Tutti coloro i quali fossero interessati, possono contattarci all’indirizzo mail: info@samperisizarrelli-legal.eu o ai seguenti recapiti telefonici:

333 7250877 Avv. Zarrelli

328 1354394 Avv. Samperisi

 

 

 

Autore immagine: Pixabay.com

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