STOP ASSEGNO DIVORZILE

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Anche nel caso di nuova convivenza more uxorio, purché stabile e duratura

La giurisprudenza della Corte di Cassazione, negli ultimi anni, considerato il “mutare dei tempi” e cercando di armonizzare le proprie statuizioni all’epoca in cui viviamo, ha dato vita ad una progressiva evoluzione sul tema qui di interesse.

Prima di soffermarci sulla pronuncia oggi in commento occorre necessariamente fare un passo indietro al fine di comprendere come si è arrivati ad oggi a quello che può senz’altro considerarsi un vero e proprio “terremoto” sull’argomento

L’orientamento più risalente aveva affermato il principio secondo il quale il sopravvenuto instaurarsi di una convivenza more uxorio poteva al più incidere sul quantum dell’assegno e solo esclusivamente qualora la convivenza avesse prodotto un mutamento in senso migliorativo delle condizioni economiche del beneficiario (sul punto cfr. Cass., 24 novembre 1999, 13053).

Successivamente gli Ermellini hanno dato vita a un nuovo orientamento, secondo il quale l’instaurazione di una convivenza more uxorio, dotata dei caratteri di stabilità e non precarietà determinava la sospensione dell’assegno, in quanto considerata in grado di influire sulle condizioni economiche dell’ex coniuge beneficiario quale fonte non aleatoria di reddito

Tale orientamento ha avuto poi una ulteriore specificazione in seno alla pronuncia n. 11975 dell’08 agosto 2003, ove veniva altresì precisato che la convivenza dotata delle caratteristiche di cui sopra, di fatto dava vita ad una vera e propria famiglia, in cui si esprime necessariamente un progetto di vita comune, anche dal punto di vista economico, con conseguente venir meno dei presupposti per il diritto all’assegno divorzile.

Sulla scia di questa evoluzione interpretativa la Cassazione si è pronunciata con la recentissima Ordinanza n. 19345 del 29 settembre 2016, nella quale i giudici di legittimità sono tornati ad affrontare il caso di una donna divorziata che, dopo aver chiuso la relazione stabile nata successivamente al divorzio, pretendeva nuovamente dall’ex marito l’assegno di mantenimento.

Il problema, in particolare, si pone allorché il coniuge divorziato e beneficiario dell’assegno divorzile instauri una convivenza more uxorio con una nuova persona; in questo caso l’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione, come già esposto è nel senso di negare e/o revocare l’assegno stesso.

Va ricordato che, in tema di divorzio, l’art. 5, penultimo comma, l. n. 898/1970, prevede che la revoca o la non corresponsione dell’assegno divorzile debba operare unicamente nell’ipotesi in cui l’ex coniuge beneficiario «passa a nuove nozze». Ora, l’orientamento di cui sopra, in base al quale va negato o revocato l’assegno nell’ipotesi di convivenza more uxorio, oltre che quando ricorrono nuove nozze, è frutto di elaborazione giurisprudenziale formatasi nel corso degli ultimi anni.

In passato, infatti, si era sempre ritenuto che la relazione more uxorio stabile comportasse una situazione di quiescenza dell’assegno divorzile, destinato a rivivere nel caso di cessazione della nuova relazione (Cass. civ., sez. I, 11 agosto 2011, n. 17195).

Successivamente, gli Ermellini si sono espressi diversamente ribadendo che si ha famiglia di fatto non soltanto quando si conviva come coniugi, ma allorché vi sia un nucleo domestico stabile, portatore di valori di stretta solidarietà anche di carattere economico e sviluppo della personalità e che in tal caso, una volta revocato o non concesso l’assegno divorzile, il relativo effetto dovrà essere definitivo; quindi, il diritto all’assegno divorzile non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso.

Da quanto espresso nell’ordinanza de quo se ne deduce, quindi, che per i Giudici della Cassazione il dovere di solidarietà post coniugale non può considerarsi illimitato, specie allorché l’ex coniuge, finito il matrimonio, abbia costituito una nuova famiglia, ancorché di fatto, evidente espressione di voler iniziare un nuovo progetto di vita rescindendo così ogni legame con il modello di vita del matrimonio cessato.

Non vi è, dunque, nessuna “quiescenza” del diritto all’assegno che lo farebbe risorgere in seguito alla rottura della convivenza tra i familiari di fatto, ma un esonero definitivo dall’obbligo posto a carico dell’ex coniuge (il quale, altrimenti sarebbe onerato del sostentamento economico di una donna che ha avviato un progetto di vita e familiare insieme a un altro), sebbene in assenza di apposita normativa, hanno sottolineato gli Ermellini, occorra sempre una decisione del giudice per accertarlo.

Anche la famiglia di fatto – tutelata dall’art. 2 Cost. come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto.

Essa esclude quindi, se costituita dopo il divorzio, ogni solidarietà post – matrimoniale con l’ex coniuge, che deve considerarsi ormai esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile (Corte di Cassazione, sentenza 19345/2016; ordinanza n. 17811/2015).

La perdita del diritto all’assegno in seguito a una nuova convivenza non può essere revocata pertanto anche se la relazione finisce, rimanendo a questo punto indifferente la mancanza di mezzi adeguati di sostentamento.

In sostanza la Cassazione ritiene ora che la composizione di una nuova famiglia, fa venire meno, per sé stessa, ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge.

E ciò per sempre.

Dunque il relativo diritto non entra più in uno stato di quiescenza nel senso che, ove venisse a cessare la convivenza, riprende vita il diritto all’assegno divorzile, ma tale diritto resta definitivamente pregiudicato dalla convivenza, indipendentemente se questa perduri o meno.

In sostanza rileva tale ultima decisione, poiché la formazione di una famiglia di fatto è tutelata costituzionalmente dall’art. 2 come formazione stabile e duratura, non vi è dubbio che l’instaurazione da un nuovo rapporto more uxorio derivi da una scelta esistenziale libera e consapevole.

L’ex coniuge che decide quindi di iniziare una relazione di convivenza è ben consapevole che questa escluderà ogni residua solidarietà post matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile.

 

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