TFR: ILLEGITTIMA TRATTENUTA 2,5%

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Ci si chiede se è possibile che un dipendente pubblico assunto dopo l’anno 2000, a fine carriera, si possa ritrovare con una liquidazione inferiore rispetto a chi opera nel settore privato. La risposta è negativa.
Ai dipendenti pubblici in busta paga viene operata una trattenuta ai fini TFR del 2,5% dell’80% della retribuzione. La trattenuta è illegittima e va restituita. La pubblica amministrazione non può prelevare il 2,5% ai dipendenti che si trovino in regime di TFR.
Se la trattenuta del 2,5% è operabile nei confronti dei dipendenti, assunti prima del 31.12.2000, che si trovino in regime di TFS (trattamento di fine servizio). Diversamente non è giustificata la trattenuta del 2,5% sul TFR, nei confronti dei dipendenti assunti dopo il 31.12.2000, in quanto deve essere posto a carico del datore di lavoro statale e non dei dipendenti.
Si ricostruisce sinteticamente la questione come segue:
1) L’art. 26 co. 19 legge 448/98 demanda ad un successivo Accordo collettivo nazionale quadro (AQN), sottoscritto dalle sigle sindacali in data 29/07/1999, al fine di armonizzare il sistema delle liquidazioni del settore pubblico/privato,
2) Il DPCM del 20/12/1999 ha recepito l’AQN, prevedendo che soltanto i lavoratori pubblici assunti dopo il maggio 2000 (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM) passino dal regime più favorevole di TFS, con aliquota 9,60 e trattenuta a titolo di rivalsa del 2,5%, al regime privatistico di TFR, con aliquota 6.91 regolato dall’art. 2120 c.c., interamente a carico del datore di lavoro; l’art. 1 co. 1 ha previsto la cessazione apparente della trattenuta, salvo all’art. 1 co. 3 il ripristino della stessa trattenuta del 2,5% assente nel settore privato.
3) Gli Istituti previdenziali hanno compreso nei cedolini dei pubblici dipendenti assunti dopo il 2000 la trattenuta del 2,5% relativa al TFR.
4) Con la legge 122/2010, anche tutti i lavoratori pubblici assunti in regime di TFS passano dal 1 gennaio 2011 in regime di TFR con la stessa trattenuta del 2,5%; il TAR Calabria con la sentenza n. 53/12 (passata in giudicato) ha dichiarato illegittima tale trattenuta; poi anche la Consulta con la sentenza n. 227/12 l’ha dichiarata illegittima, tanto da indurre il legislatore all’annullamento con la legge 228/12.
5) La Corte Costituzionale, nel 2012, ha infatti ritenuto irragionevole il prelievo del 2,5% operato sullo stipendio del dipendente pubblico, costituendo tale trattenuta una riduzione della retribuzione del lavoratore, in palese discriminazione fra dipendente pubblico in regime di TFR e dipendente privato.
6) La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 244/14, ha poi precisato, ma comunque confermato, la precedente statuizione. E’ stato precisato dalla Consulta che non può operarsi la trattenuta del 2,5% per la differenza sostanziale (tra la trattenuta a titolo di rivalsa sul TFS) dal regime di TFR regolato dal Codice Civile.
7) Nel frattempo, anche i Tribunali si sono conformati e così riconosciuto a carico dello Stato il diritto al rimborso dei lavoratori.
8) su Ordinanza n. 125 del 21/04/2017 del Tribunale di Perugia, la Consulta è chiamata di nuovo a pronunciarsi proprio sulla legittimità della trattenuta del 2,5% a titolo di rivalsa o comunque per garantire la parità retributiva in regime di TFR, per violazione dell’art. 26 co. 19 legge 448/98, ovvero dell’art. 1 co. 3 DPCM 1999.
Pertanto, per tutti i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 è consigliabile presentare la propria azione, e comunque inviare una diffida per interrompere il termine di prescrizione entro novembre 2018.

FAQ
PERCHE’ DEVE ESSERE RIMBORSATA LA TRATTENUTA 2,5% AI FINI TFR ?

La Pubblica Amministrazione trattiene sullo stipendio dei propri dipendenti una somma pari al 2,5% calcolata sull’80% della retribuzione. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 223 dell’11.10.2012, e con sentenza n. 244 del 28.10.2014, ha stabilito che tale trattenuta sulla retribuzione del dipendente pubblico è illegittima e deve essere restituita. Il prelievo del 2,5% sullo stipendio del dipendente pubblico è da ritenersi irragionevole, perché non collegato alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, costituendo un’ingiustificata riduzione della retribuzione per il lavoratore ed è causa di una evidente disparità di trattamento tra dipendenti pubblici in regime di TFR e lavoratori privati (atteso che solo i primi e non anche i secondi subiscono tale ritenuta).
COME SI COMPORTANO I TRIBUNALI ?
A tutt’oggi, già molti Tribunali (tra cui, il Tribunale di Roma, Treviso, Termini Imerese, Salerno, Enna, Milano, etc), si conformano alle pronunce della Corte Costituzionale, riconoscendo il diritto al rimborso e condannando lo Stato alla restituzione di considerevoli somme.
CHI PUO’ CHIEDERE IL RIMBORSO ?
L’azione è proposta in favore dei dipendenti assunti dopo il 31.12.2000 e che si trovano in regime di TFR
COSA CONTROLLARE ?
Si deve controllare se nella propria busta paga è presente la trattenuta 2,5%. Se non si riesce a trovare la voce, si può comunque seguire la procedura di adesione e caricare la busta paga. Effettueremo il controllo e se non dovesse essere presente non sarà accettata la pratica di rimborso. A titolo esemplificativo potrete controllare immagine sotto riportata.
PERCHE’ MANDARE LA DIFFIDA GRATUITA?
La diffida e messa in mora serve per l’interruzione dei termini prescrizionali. L’invio della diffida è gratuito. Unitamente alla diffida viene inoltrata anche accesso agli atti con specifica richiesta di acquisizione delle buste paga degli ultimi 10 anni di servizio lavorativo.
QUALI SONO I COSTI DI ADESIONE ?
Al fine di attivare la procedura, la quota convenzionata è pari ad euro 300.
COSA SUCCEDE IN CASO DI ESITO POSITIVO ?
Alla fine della causa e solo in caso di esito positivo è prevista quota fissa e palmario nella percentuale del 9%.
COME FARE AD ADERIRE ?
Si deve completare la procedura di adesione ON LINE oppure scaricare la documentazione che deve essere trasmessa prima telematicamente e poi in originale a mezzo raccomandata ar e contestualmente pagare la quota di adesione:

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